DIPINGERE EMOZIONI

di A. Cesselon.

Dipingere emozioni.
Emozione e razionalità.
Per un ritorno alla valutazione estetica
delle opere d’arte.
Cosa pensano gli artisti e come si relazionano con le
proprie emozioni ?
Qual è l’approccio effettivo alla creazione di un’opera?
Razionale o emotivo? Questo interrogativo è stato da
sempre uno dei grandi dubbi dell’arte. Il tormento e
l’estasi; la preparazione intellettuale per realizzare un
progetto artistico e lo sbocco emotivo messo in opera
nell’atto stesso della creazione. È facile concludere che
hanno entrambi uguale dignità. Per contro, mettere
l’accento sulla preminenza della componente emotiva,
che in un artista non è mai avulsa dall’essere artigiana,
può non favorire la libertà dell’arte e nascondere invece
una sublime montatura creata con scopi vari, non ultimo
quello di giustificare incompetenze e incapacità sia nel
ruolo di chi crea che in quello di chi giudica. Con questi
presupposti è utile aprire una parentesi: una conseguen-
za di questa poca chiarezza sul ruolo dell’artista, sia esso
emotivo che razionale, e sul suo valore si riflette anche
sulla percezione estetica della realtà. Conseguenza deva-
stante è l’abitudine di rinunciare all’analisi oggettiva
dell’oggetto artistico come accade, peraltro con altri
presupposti, da parecchi anni nelle migliori famiglie
delle gallerie italiane. Paghiamo per visitare mo-
stre…mostruose in alcune esposizioni molto sponsoriz-
zate e pubblicizzate sono esposte indifferentemente ope-
re di livello qualitativo incredibilmente differente. Pur-
troppo da alcuni decenni soprattutto nelle esposizioni
monografiche o tematiche non viene seguito un criterio
selettivo estetico preciso, metodo considerato obsoleto e
demodè; i pezzi sono di solito scelti e accostati con in-
tenti esclusivamente storici, antropologici, di costume,
di moda ecc. Cosa vediamo dunque? Un po’di tutto co-
me in alcuni musei dell’800 dove coesistevano felice-
mente tanti reperti senza apparati critici. Oggi le schede
ci sono ma riportano solo dati tecnici e storici. La valu-
tazione delle opere sta scomparendo anche dai libri di
storia dell’arte. Considerare l’opera esteticamente non
analizzabile è una moda perversa ed un fatto molto gra-
ve che impedisce la giusta visione dell’arte. Molte sono
le cause, non ultima la mancanza di coraggio negli stu-
diosi che, per non essere impopolari, preferiscono la
comoda strada della storia. L’accettazione di questa non
valutabilità risolve molti problemi visto che non è con-
sentito di ricondurre l’oggetto in causa a parametri uni-
versali. Facile soluzione per mistificazioni solenni. Tutto
è forse arte? In realtà ogni oggetto creato fa parte di una
sequenza ed è quindi valutabile nell’ambito di quello
stesso gruppo (G. Kubler). I problemi sorgono anche nei
generi ad esempio quando si vogliono omologare generi
diversi e sequenze non paragonabili. Perché accomunare
la pittura, la fotografia, la scultura, l’istallazione, la vi-
deoart, l’arte digitale se ognuna ha dei criteri interni di
esecuzione e intrinseche logiche creative? Come com-
prenderne le peculiarità se non differenziando i vari ge-
neri e i rispettivi contenuti razionali ed emotivi? Tor-
nando al tema vediamo che le grandi opere antiche sem-
brano essere fuori dalla mischia, ma solo in apparenza. .
Esse rimandano un’immagine emotiva/intellettuale
dell’arte e sono all’apparenza più facilmente valutabili
rispetto alla mimesi della realtà
Il valore dell’opera spesso si identifica con la perizia
della tecnica ma nel pensiero di alcuni critici del ‘900
emergono altri aspetti. «Il virtuosismo che siamo abi-
tuarti ad ammirare nelle opere del passato si rivela per
quello che è: abilità vuota di contenuto spirituale» affer-
ma come è noto Lionello Venturi nella sua famosa storia
della critica d’arte. Gli studiosi e i critici teorizzano an-
cor oggi sulla modalità che sovrintendono alla creazio-
ne. Ma per l’artista contemporaneo in effetti la parte
intellettuale e quella emotiva forse si equilibrano. Per la
musica ma riconducibile a tutta l’arte è interessante il
pensiero di Rudof Steiner: «La musica è principalmente
un’esperienza di sentimento quindi la comprensione
della musica e il sentire musicale si collegano diretta-
mente con la vita di rappresentazione….Ciò che si espri-
me musicalmente non deve essere dato nello stesso tem-
po anche nella forma di concetti o di idee. Concetti e
idee non si pongono in mezzo tra l’esperienza e la musi-
ca. L’intima esperienza continua a vibrare in tutto quan-
to appare come opera d’arte. Pensarla non si deve».

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